A Gesù Bambino.

Prostrato in ispirito ai piedi della tua culla, o caro Gesù, ti adoro e ti ringrazio per esserti fatto Bambino per liberarmi dalla schiavitù del peccato.
Divin pargoletto, fa’ che il mio cuore sia semplice e puro come quello dei fortunati pastori che, primi, chiamasti ad adorarti nella grotta di Betlemme, e che un giorno possa eternamente contemplarti ed adorarti in Cielo.

 

DAL DIARIO DI PAPA GIOVANNI XXIII.

Già è inoltrata la notte; le stelle chiare e lucenti brillano nella fredda atmosfera; voci chiassose e discordi giungono al mio orecchio, dalla città: sono i gaudenti del mondo che ricordano coi bagordi la povertà del Salvatore attorno a me dormono i miei compagni nelle loro camere, ed io veglio ancora, pensando al mistero di Betlemme. Vieni, vieni Gesù, io ti attendo (cfr. Ap 22,20).
Maria e Giuseppe, sentendo l’ora vicina, rifiutati dai cittadini, si danno alla campagna, in cerca di ricovero. Io sono un povero pastore, non ho che una miserabile stalla, una piccola mangiatoia, alcune poche paglie (Lc 2,16); offro tutto a voi, compiacetevi accettare questo povero tugurio. Ti affretta, o Gesù, eccoti il mio cuore; l’anima mia è povera e nuda di virtù, le paglie di tante mie imperfezioni ti pungeranno, ti faranno piangere; ma, o mio Signore, che vuoi? è tutto quel poco che ho. Mi commuove la tua povertà, mi intenerisce, mi strappa le lacrime; eppure io non so qual cosa di meglio offrirti. Gesù, abbellisci l’anima mia con la tua presenza, adornala con le tue grazie, abbrucia queste paglie e cambiale in soffice giaciglio al tuo corpo santissimo.
Gesù, ti aspetto; oh, i cattivi ti rifiutano; fuori, spira un vento glaciale; ti lasciano gelare, vieni nl mio cuore; sono poverello, ma ti riscalderò più che posso; almeno, voglio che ti compiaccia del mio buon desiderio che ho di farti buona accoglienza, di volerti un gran bene, di sacrificarmi per te. Alla tua volta, tu sei ricco, e vedi i miei bisogni; tu sei fiamma di carità, e mi purificherai il cuore da tutto ciò che non è il tuo Cuore santissimo; sei la santità increata, e mi ricolmerai di grazie fecondatrici di progresso vero nello spirito. Vieni, Gesù, ho tante cose da dirti!… tante pene da confidarti! tanti desideri, tante promesse, tante speranze.
Ti voglio adorare, baciare in fronte, o piccolo Gesù, darmi a te un’altra volta, per sempre. Vieni, o Gesù, non tardare più oltre, accetta il mio invito, vieni.
Ma ohimè! L’ora si fa già troppo tarda, il sonno mi vince, la penna mi cade dalle mani. Lasciami dormire un poco, o Gesù, mentre la tua Madre e san Giuseppe stanno preparando la stanza.
Mi metto qui a riposare, al rezzo dell’aria notturna. Appena sarai venuto, la chiarezza della tua luce abbaglierà le mie pupille; i tuoi angeli mi desteranno con le dolci armonie di gloria e di pace, ed io correrò festante a riceverti, a presentarti i miei poveri doni, la mia casa, tutto quel poco che posso, ad adorarti, a mostrarti il mio affetto cogli altri pastori accorsi con me e coi celesti spiriti, melodianti inni di gloria al tuo cuore. Vieni, t’aspetto.

 

POESIA Al Bambin Gesù.

Lo so perché sei nato poverello,
tu che comandi a tutto il mondo e al cielo:
per ricordare al ricco ch’è fratello
di chi soffre la fame e soffre il gelo:
per ricordare al povero che il core
può trovar pace in ogni povertà,
per dire al mondo che non c’è dolore
che non sia vinto dalla carità.
Lo so, lo so! Ma sono pigro a dare;
ma, se per poco soffro, mi dispero;
ancora amar non so; non so sperare
come vorresti tu, proprio davvero.
Benedici dal Cielo, o mio Signore,
la mia piccola, buona volontà:
fammi sempre più buono e forte il core,
il core che ubbidirti ancor non sa!
(V. Battistelli)

 

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